Il cervello umano ha un suo sistema 'T9' proprio come un cellulare
Proprio come un telefono cellulare, anche il cervello umano celerebbe un meccanismo simile al celebre sistema T9 di scrittura facilitata utilizzato per elaborare i messaggini SMS e sarebbe in grado di intuire una parola sin dalle sue prime lettere.
A dimostrarlo è un innovativo studio pubblicato sulla rivista Nature e condotto dall’equipe della dottoressa Cathy Price dello University College di Londra.
Il team inglese ha analizzato i processi di alfabetizzazione degli adulti, prendendo in esame ciò che accade nelle aree del cervello che presiedono al linguaggio nelle fasi in cui si impara a leggere e a scrivere.
In particolare, il gruppo della Price ha studiato il cervello di alcuni militanti nella guerriglia colombiana: questi soggetti, reintegrati nella società dopo essere vissuti tra le montagne, hanno dovuto imparare a leggere in età adulta.
Soltanto prendendo in esame questi processi in età adulta è possibile comprendere i cambiamenti registrati nel cervello; generalmente, infatti, le forme di apprendimento della lettura e della scrittura sono completate durante l’infanzia, ma non risulta possibile individuare le trasformazioni nel cervello dei bimbi perché esse avvengono in contemporanea con altri mutamenti legati a differenti fattori e stimoli.
I ricercatori londinesi hanno studiato il cervello dei partecipanti allo studio con risonanza magnetica funzionale per immagini, all’inizio e alla fine del ciclo di lezioni di alfabetizzazione in età adulta, confrontando poi i risultati con immagini del cervello di un gruppo di altri ventidue coetanei analfabeti non inseriti nel programma.
Dai dati raccolti dallo studio, è emerso che il primo gruppo di individui ha fatto registrare un incremento di materia grigia in specifiche aree dell’emisfero sinistro (in cui ha sede il linguaggio) ed un rafforzamento dei canali di comunicazione verso il giro angolare, area del cervello fondamentale per la lettura e per il riconoscimento delle parole: proprio quest’ultimo dato ha permesso al team inglese di capire che il giro angolare riesce ad anticipare ciò che gli occhi di un individuo leggeranno poco dopo.